Da due fori neri d'una maschera dove non brillavano pupille, l'uomo mi «guardò stupito»; poi levò in alto una mano inguantata e dalle dita floscie, e si pose un indice a croce sulla bocca.

Sssssssss! — disse — parlez bas, je vous prie, je suis mort...

E la sua voce pareva propagarsi a fatica come risalisse da un abisso.

— Morto? — chiesi ad una dama dell'epoca di Enrico II che mi passava vicino con un passo di danza risuonante a scatti rumorosi e secchi.

Yes: dead: as I am myself; as is every body here... (Sì, morto: come me: come tutti qui) — ella mi disse con una voce di soffocamento identica a quella del moschettiere; e mi si mise a girare attorno, sempre ballando, scrutandomi in viso con indicibile meraviglia, espressa «senza sguardo».

— Di', Madame de Pompadour, — proseguì chiamando una maschera vicina ed indicando me. — Guarda questo qui che ha ancora gli occhi e le labbra!

Ah! c'est vrai! — mormorò il moschettiere continuando ad urtarmi di quando in quando.

Un pagliaccio si soffermò un istante. — Sicuro! — esclamò in italiano. — Ma dica, signore, quando è stato silurato, lei?

Diedi un balzo, subito compresso ai due lati, come da due ostacoli rigidi e legnosi. Volli muovermi, fuggire, fendere la macabra folla di maschere che mi attorniava in tumulto, agitando miriadi di braccia dalle maniche floscie, urtandosi con rumore di legnami attutito dalle stoffe. Impossibile. Due piccole maschere vestite da bambini baschi mi si abbrancarono alle ginocchia, alzando verso di me i loro visini mascherati, dai dentini tutti scoperti,

Ne fuyez pas, monsieur, — pregavano come recitassero litanie. — Vous n'êtes pas comme nous autres ici... Emportez-nous avec vous... Nous avons vécu si peu!...