Cercavo di divincolarmi, di proseguire, preso da quell'orrore dei sogni, che non ha equivalente nella vita...

Mais emportez-nous avec vous, Monsieur... — imploravano i piccoli — chez notre mère qu'on a sauvée... On est si mal sans elle au fond de cette mer!... si vous saviez!...

... un orrore fatto di tutti i sensi, di tutto il pensiero, nato dal gelo dei nervi, dal raccapriccio di tutta la materia: una pena da inferno mai prevista, mai sognata.

Ah! Sentivo che non poteva esservi scampo a un simile martirio. L'uomo legato alla sua pira che con lucida intelligenza segue i progressi delle fiamme che salgono, salgono ai suoi piedi, non può soffrire più di quello che io soffrissi...

Ebbene, Miss Edith, rida subito, rida insieme a me delle inesplicabili visioni dei tormentati sonni di noi marinai. Venne a liberarmi un domino bianco, dalla cappa leggermente lacerata sull'orlo... Lo riconosce?

— Largo! — disse pacatamente — lasciatelo uscire... E deve uscire, perchè gliel'ho promesso io...

— Edith — gridai — tu qui? E perchè? Quale Dio ti ha mandata a me?

Sssssssss — mi rispose lei a bassa voce. — Parli piano e venga con me fino alla porta...

La folla macabra s'aprì. Lei mi tese una mano come per guidarmi, ma poi la ritrasse a sè con un gesto di cui non compresi il movente. E s'incamminò seguita da me, mentre la strana luce dell'ambiente s'affievoliva e diventava livida come per il progredire di un'ecclissi, fondendo i contorni delle figure attorno.

Il percorso verso la porta era lungo e ci dirigeva una lama di luce azzurrastra che di là s'apriva a ventaglio, dando l'idea d'un proiettore irrompente nella notte. Nel camminare, il mio passo era leggero, leggero, tanto da non toccar terreno e avevo la sensazione d'essere sospinto dal basso in alto attraverso un elemento più denso dell'aria, ma sempre diafano e percorso da penombre verdastre. Quella che prima era folla ora ondeggiava liberamente ai miei lati senza produrre il minimo rumore.