— Ecco: — mi disse Lei, soffermandosi sul limitare della porta. — Quella è la vita: vada...

Lei rimaneva immobile, Miss Edith, dritta e raccolta nella bianca persona, mantenendo un braccio levato ad indicare in là; e la luce la investiva tutta, come la protagonista d'un dramma nel fascio elettrico d'un teatro oscuro.

— Venga! — io le dicevo. Ma non ottenevo risposta. E ad un tratto Ella piegò lentamente il capo, riunì le braccia e si coperse con le mani il viso: come a Malta.

E io la vedevo ritrarsi a poco a poco, come da un limite invarcabile, senza muovere alcun membro, illuminata sempre meno, sempre meno... attirata da una mano inesorabile tesa nell'oscurità alle sue spalle.

— Qua — io le gridai stendendo le braccia e dando un balzo. Ma fui arrestato da un corpo nero e solido, inquadrato nel vano d'una porta da una luminosità scialba: un uomo dritto avanti a me.

— Chi sei tu? — gli chiesi concitatamente.

— Come, chi sono? Sono il Capo radiotelegrafista. Sa, lei dormiva ed ora che è passata non volevo svegliarla.

— Passata? Che cosa?

— Abbiamo raccolte or ora le trasmissioni d'un sommergibile nemico vicinissimo... e che si sono allontanate quasi subito... Adesso si sentono ancora, ma più lontane... È passata.

— Già — mi disse sulla plancia l'ufficiale di guardia dominando una leggiera commozione rimastagli nella voce. — Dobbiamo esser passati a breve distanza con rotte opposte. In quanto a vedere, impossibile: c'è troppa foschia.