Ma no: vogliono che la veda anche io; non son ben sicuri sia proprio una tartaruga...

E così, palleggiata allegramente da dozzine di mani, l'incerta cosa viene a me. È una specie di mezza sfera deformata e compressa, di color verde-bronzo, liscia di sopra, ispida d'alghe disotto e stillante un'acqua verdastra che diviene via via nauseabonda: non pesa gran che. — Ma è ben strana questa sua calotta senza scaglie e così perfettamente levigata e patinata dal mare! Le lunghe erbe filamentose le prestano il buffo aspetto d'un mascherone barbuto come ne concepirono i nostri artisti seicenteschi per il marmo delle loro fontane ed il bronzo dei loro portoni, benchè tale immagine sembri inappropriata ad un oggetto che è così lontano da ogni parvenza umana.

Così qualcuno, quasi per ischerzo, si mette a tirare queste barbe verdi... Ed ecco una fuga di bestiole grigiastre, formicolanti a falangi, che l'aria aperta scompiglia, disperde, ci fa saltare addosso... Via! una buona strappata che denudi tutto!

Ah! L'uomo è ben poco amico del suo teschio! Abituato a vivere tra milioni di teschi effimeramente incarnati e illuminati da occhi, dimentica il teschio vero, l'unica, eterna verità che sovrasta la sua vita. Alcuni pochi egli ne ama, altri ne odia: e tutte le sue passioni, le sue vicende e le sue aspirazioni sono chiuse e riassunte in una cerchia di teschi. Quando mai ricorda che egli s'agita, si tormenta, soffre soltanto perchè — meta suprema — altri teschi si inchinino per pochissimo tempo avanti al suo, prima che tutti assumano un'identica posizione dentro la terra?

Così all'improvvisa rivelazione, questi viventi rimangono sbalorditi, mentre il teschio si mette subito a fissarli col suo sguardo nero pieno di tranquilla insolenza, sostenuta dal sarcasmo del naso vuoto. Per qualche istante la vita e la morte s'indagano curiosamente e si sfidano, l'una armata di gioventù, l'altra di niente. E il niente, senz'altro moto che quello che alcuno fili d'alga mossi dalla brezza e rimasti tra i denti gli danno, vince, stravince, fa sì che i vivi si smarriscano...

Infatti, — Lo gettiamo via? — chiedono quelli a bassa voce.

Per ora sì: nulla da fare: lasciarlo lì per seppellirlo più tardi, lontano dal mare, perchè questo con un subdolo lavorìo nella sabbia non se lo riprenda — e tornare alla spigolatura dei detriti.

Giù; e la massa cade con un rumore sordo, morde con un ghigno la sabbia e si mette a guardare in sù, com'è sua costante abitudine.

* * *

Come se un resto di tempesta vagasse ancora fuori vista al largo e avesse gran fretta di sedarsi, file d'ondate lucide, gonfie e senza creste, vengono repentinamente a frangere nel giallore della spiaggia i riflessi di cielo che trasportavano in groppa. Mare di subitanei capricci, l'Adriatico ha spesso di questi improvvisi ritorni di collera che nessun vento giustifica. Ed allora nell'aria immota la sua voce s'eleva e stupisce per la sua fragorosa, grandiosa risonanza.