Così mentre contemplo il teschio, il mare lancia tra intervalli isocroni di silenzio, che par condensino un immenso pensiero, la sua irrefrenabile, schiumeggiante parola.

È lui che dà voce al mutismo del teschio, per naturale alleanza di cose eterne contro di me, precario custode di materia viva, pronta a sparire di fronte a loro due: queste due Presenze rendono inutile la mia parola mortale. E se io dirigo a questo mio triste interlocutore la prima muta domanda, invariabile nei secoli, che ogni vivo gli rivolse: Chi fosti? —, non ho altra risposta che la vuota fissità delle caverne oculari dove s'annida un pacato sarcasmo fatto di passato incommensurabile e di futuro senza limiti e dove è disseccato ogni rimpianto.

È il mare che risponde per lui. Onda dopo onda, frasi scroscianti si seguono, versetti di un salmo eterno, musicati da una selvaggia armonia che dà a tutti un uguale «crescendo» d'acqua, un pari impeto travolgente, una stessa cadenza trattenuta, singhiozzante e morente in pianissimo...


— Chi fu? Insulsa questione. SEI TU.

Atomi ed eternità non hanno nome. Se distingui con sillabe i granelli di sabbia che ti circondano e ne eleggi uno re, e ne crei celebre un altro, tutto è giuoco inutile della tua parola, chè ogni granello è identico nella massa confusa; nello spazio e nel tempo.


Chi fu? Mai ebbi memoria di chi uccisi, chè nessuna vittima, morendo, mi gridò mai il suo nome. — Tutte avevano nella strozza il nome del loro Iddio o le sillabe invocanti la madre, quasi uguali in tutte le lingue — e soffocate da me in ugual gorgoglio.


Ah! che da tre anni tante e tante esse son divenute, da non esser più altro per me che carne, la molle materia che facilmente divoro, fino a lasciar ben levigate le ossa: il residuo: il composto di due materie prime: fosforo e calcio.