Riprendo a scrivere, dopo la breve interruzione della quota. La testina bionda fa altrettanto. E siccome siamo rimasti soli al nostro tavolo, lo spirito intona in sordina, come sempre in simili casi, la prima frase del duetto lohengriniano:
Cessaro i canti alfin — che siam soli
la prima volta è questa...
Ma ammutolisce subito perchè Elsa non risponde affatto. Ed ecco che una donnetta di mezza età, di mezza ricercatezza e dal volto rimasto a mezza espressione dopo la spugnatura d'una vita acida, s'avvicina e le parla in una lingua che non comprendo. La maniera secca e breve con cui le vien risposto precisa la sua posizione di subordinata, ed è evidente che la sua signora non sa qualche cosa che ella le domanda. E allora la donnetta si rivolge a me parlandomi nella sua lingua, cosa che rappresenta l'estrema impertinenza del forestiero in Italia: la stupida presunzione che a noi soli incomba l'obbligo di conoscer le lingue altrui, mentre egli non può curarsi di imparar la nostra.
Aspetta, amico ancora indeterminato... Ecco fatto: ho alzato sgarbatamente una spalla rimanendo a bocca chiusa e ricominciando a scrivere...
— Do you speak english? — insiste la donnetta.
Bene: se scendiamo in un terreno neutro, giù la penna...
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Ma l'inglese di costei zoppica troppo. Interviene finalmente il francese della testina bionda... spiega, domanda, disgela...
— ... Mais je suis fachée, Monsieur, d'avoir interrompu vôtre lettre...