E guardando in là, da questa spianata prossima all'Hôtel, l'occhio si ritempra dalla prossima vista della turpe architettura mezzo orientale, mezzo tedesca dell'enorme vespaio umano che mi ospita.

Enorme vespaio. Vi venni deliberatamente perchè ritornando stanco da un lungo periodo di solitudine sulle desolate coste della Libia, volli riavvicinarmi alla grande vampa del mondo, per necessaria reazione. È inutile mostrare agli uomini un volto cupo nella stanchezza: è il riso che li sconcerta e li sormonta. Un sintomo di debolezza e tutta la muta vi assale...

Ed ora, già sazio e rifugiato di nuovo in beata solitudine, innanzi a questo spettacolo magnifico, si scioglie in me come un inno di pace e benedico Iddio per avermi dato a compagno un «io» col quale non mi annoio quasi mai.

— È solo?

Vorrei rispondere a questo signore che mi si para inaspettatamente di fronte, le parole del filosofo greco: Levamiti davanti! È un certo personaggio molto gioviale, molto servizievole, che ho incontrato varie volte coi miei compagni e che dall'accento netto, un po' forte, incisivo, non si riesce a comprendere di che regione d'Italia sia. So di lui due cose: che è a capo di una vasta azienda dal nome esotico e che la sua cordialità ha come un fondo opaco che non mi spiego e non mi piace.

— Pare...

— Aspetta forse qualcuno?

— Non precisamente: aspetto che l'oro delle cupole della Madonna della Salute, svanisca in violetto. Come vede, è un'aspettativa piuttosto stravagante...

— Oh! — commenta in tono incolore il personaggio.

— È uno spettacolo che a Venezia — insisto — vale qualsiasi compagnia...