L'acqua del bacino di S. Marco ha preso l'aspetto di cosa lucida e solida che non possa aver più alcuna relazione col vento. E più in là, ridotte al minimo dall'alta marea, le punteggiature nere delle bricole s'inseguono nelle lontananze, come una strana popolazione della laguna, radunata per una silenziosa mostra mattutina, intorno a innumerevoli isolette sommerse, da cui misteriosi capi sorvegliano.
Come un tremito continuo d'aria agita tutto questo scenario di pace, che sciami di bianchi gabbiani traversano a volo lento e senza grida. Ma per contrasto la Riva degli Schiavoni, le Mercerie, le calli intorno a S. Moisè, la calle dei Fabbri, brulicano, si riempiono, aspirano umanità da mille ristretti conduttori di pietra e ne fanno un'unica corrente scura avviata al grande collettore di Piazza S. Marco. E l'immensa sala di marmo, che ha per pareti, fissati per l'eternità, sogni di insorpassabili artisti, e per soffitto il cobalto del cielo, coi suoi tre enormi stendardi immobili come stanchi di anni contro l'oro della Basilica, coi suoi drappeggiamenti sanguigni pendenti tra i colonnati delle finestre, cogli sciami dei suoi colombi volteggianti bassi tra le mura come per non distaccarsene mai, è pronta a ripetere ancora una volta una di quelle cerimonie, che già vedemmo inquadrate da una cornice d'oro vecchio e ricoperte dalla scura vernice del tempo, nei musei o nel fondo d'una nostra falsa memoria.
Ma è strana folla, questa che mi circonda e trascina! Se frotte di fanciulle dalle pesanti capigliature d'oro e avvolte di nero negli esili corpi, cinguettano, col sorriso nella voce e negli occhi, ruvidi accenti ed aspre intonazioni di gruppi di altra razza sormontano e soffocano il loro bisbiglio. E sono tanti e tanti... La loro ossatura elefantina è come di uno stile diverso: il loro vestito porta impressa nel taglio una mentalità squadrata, violenta e goffa: e il loro riso gutturale pare l'espressione di un'orgia perpetua alla fine dalla quale debba sempre scorrere un po' di sangue. Ah! Com'io sento stamane più forte l'ingombro di questi corpi dall'insolente andatura, nelle ristrette calli di questa divina città italica, non fatta per simile stirpe! Come ho il sentimento di un netto distacco tra razza e razza, tra ambiente e ambiente! Mastodontiche case a cuspidi, vie fiancheggiate da monumenti riempiti di grottesche, ma colossali statue: basse birrerie ornate come chiese sacre alle divinità dell'orgia, dove gli ach! risuonano al giusto tono; stabilimenti immensi dove tutto si falsifica, dalle gemme alla pietra: dove tutto s'imita, dal capolavoro d'arte alle sostanze alimentari: dove si ruba all'altrui genialità ogni idea per sminuzzarla in azioni...; cieli plumbei, vegetazioni scure, tutto questo ci vuole a costoro.
Che cosa vogliono, che cosa fanno qui?
— Oh! Mais enfin j'ai le plaisir de vous rencontrer! Où avez-vous été donc?
È l'Olandese del «très-joli». Le sue palpebre battono sui suoi occhi chiari quasi su ogni sillaba, per indicare forse una repressa collera, mentre ella mi ferma allo sbocco in Piazza, del Ramo dell'Ascensione.
Le spiego che le mie mansioni di servizio — (il «se ne guardi!») — mi hanno costretto a mille occupazioni diverse, impedendomi di...
— Alors, il faut un Kaiser en personne pour vous dénicher? — m'interrompe bruscamente.
Il Kaiser?
Ma sì! In che mondo vivo dunque? Il Kaiser discenderà tra poco alla riva della Piazzetta di S. Marco, ed il suo popolo si reca a dargli un saluto fedele.