E improvvisamente un coro vocale s'eleva da ogni punto della Piazza mentre rimbomba lontano, quasi in misura, la voce più cupa del cannone.
«Deutchland, Deutchland über alles...»
È inno questo? Non so: a me pare un'esplosione di violenza, intollerabile nella serenissima magnificenza di questa nostra regale città... Suona, campanone di S. Marco, suona con la tua voce venerabile che fece nei trionfi tremar di gioia il cuore dei padri. Soffoca con le vibrazioni del tuo bronzo sacro, questo canto straniero che tenta innalzarsi alla tua immacolata altezza. Schiaccialo giù contro terra e che la nostra terra lo assorba e disperda come assorbe e disperde la sciagura del fulmine! Suona! Suona!
Eccolo il Kaiser: delle scintille e un manto azzurrastro, seguito da altre scintille ed altri manti. Scrosciano applausi, la siepe dei fucili si eleva, il canto si esaspera, ingigantisce nelle risonanze delle mura, diviene come un solo urlo scandito dal cannone. E gli occhi metallici di questa razza intrusa si velano di commozione... Come i miei, di rabbia...
— Questa è la festa, la grande festa della pace! — esclama un lungo e giallastro tedesco aprendo le braccia al cielo, con un gesto da eroe dei Niebelungen.
E come ad indicare che il Dio della Pace è proprio lì, sceso dai suoi inaccessibili regni, venuto per qualche istante a contatto dei mortali, le sue braccia si riuniscono in alto e si abbassano orizzontalmente rivolte al Kaiser, mentre le pelose mani, aperte verticalmente, riproducono un caratteristico atteggiamento di fakiro in adorazione.
Passa il Dio teutone. — Dal gruppo di signore del quale fa parte l'Olandese, fiori vengono gettati su di lui che saluta senza sorriso, meccanicamente, con due dita pigramente elevate alla visiera dell'elmo. Rispondono forse le immagini sacre alle folle prostrate ai loro piedi? L'insensibilità è attributo di ogni simbolo divino. Egli passa. Clamori e fiori sono usate cose nella sua vita terrena: e quando il turbine dell'umanità, rotte le dighe dei fucili, precipita come corrente, al suo seguito, pare veramente che una mareggiata si chiuda sulla scia di un enigmatico colosso.
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Più forte, Marangona di S. Marco! Dì all'Italia che a due metri dal suolo l'aria è sempre pura e che una densa legione di spiriti italiani vi turbina sempre agitando spade, corone di alloro, pergamente, pennelli e scalpelli, legione enorme che sorvolò per secoli sulla Terra e discese dovunque. Dì che dov'essa discese, la capanna si cambiava in casa dalle linee armoniche, la palude si prosciugava, campi fertili sorgevano, s'arginavano i fiumi, s'aprivano strade, la vita selvaggia dell'uomo diveniva civile: come per magia, i popoli davano un balzo verso un'esistenza migliore e innalzavano monumenti!... Diffondi il vigore eterno del tuo bronzo nel torpore dei nostri muscoli stanchi, nella vecchiaia dei nostri occhi, nella fissità del nostro spirito costantemente rivolto all'occaso come girasole malato...
Un gran silenzio. Il campanile s'è ammutolito, il cannone tace e la folla come cumulo di neve sudicia, si discioglie e disperde in tanti rivoletti lungo le calli oscure. Venezia riprende la sua vita in semitono, dove nessun grido osa unirsi alla gran voce del tempo.