E i «battitori» delle botteghe, avanti alle loro vetrine, riempiono le Procuratie dei loro sommessi inviti ad entrare, curvi nella loro posizione servile, deformati da un fisso sorriso, simile al senile sorriso che accompagna un'offerta oscena.

— Bitte shoën, fraulein... S'il vous plaît, monsieur! Entrez, entrez...

E sono Italiani, questi?

IX.

L'Hôtel attraversa come un cattivo periodo di stanchezza mentre luglio s'inoltra. Esso non rigurgita più. Gli ibridi tipi girovaghi dei due sessi che han racchiusa tutta la loro fortuna nel gramo bagaglio e tutta la loro storia nello sguardo, son spariti. E giornalmente, tedeschi, ungheresi ed austriaci riempiono gli autoscafi che compiono il servizio con la stazione ferroviaria. Essi partono, chiusi in uno strano silenzio, con qualche cosa nell'espressione che è impossibile definire e che finora nella nostra vita non avevamo visto mai.

— È una stagione straordinaria questa! — mi ripete il direttore dell'hôtel, dando alle parole «stagione straordinaria» un significato di sconforto commerciale. — Non si riesce a comprendere che cosa avvenga. Gli altri anni in questo periodo non si avevano — si può dire — partenze, mentre invece quest'anno l'albergo si vuota e non vi sono richieste. C'è poi un fenomeno singolare...

— Quale?

— Quello dei tedeschi... Si direbbe che si son passati una parola d'ordine contro Venezia... Monsieur Marna è desolato!

— Ah! Poveretto! E chi è monsieur Marna?

— Il maître d'Hôtel. Dice che vuol tornarsene a Parigi perchè qui non c'è più lavoro. Io non so che pensarne.