Ma è pazzesco tutto ciò: dev'essere il sole a produrre un simile fenomeno di follia collettiva...

— No signore, — mi risponde un americano circondato dalla sua famiglia. — Voi avrete la guerra: legga qua.

Leggo. Resto immobile e non trovo una parola che possa esprimere lo stupore che provo.

— Che vuole che risponda la povera Serbia? E con la Serbia vi sarà la Russia, e con la Russia la Francia. L'Austria, si capisce, avrà la Germania e voi...

Pare che questo discorso sia stato anche troppo lungo per la sua fretta e quella della sua famiglia. Presto: verso l'hôtel, dove già tutti i bagnanti si radunano: le scalee brulicano e tutta questa genia d'ozio, ritrova di scatto un'animazione che cancella subito le varie patine imposte alle proprie marionette nella commedia della vita antecedente.

L'orario, l'orario dei treni: la domanda è unica e par troncare esistenze. I «tout de suite» imperativi delle donne, sormontano le pavide obbiezioni degli uomini, mentre tutti i campanelli dell'hôtel si mettono a squillare come percorsi da uno stesso brivido...

* * *

Passano monti di valige, bauli, culle di bimbi; i più disparati bagagli s'incrociano, trascinati da domestici spauriti. E a poco a poco la folla esotica s'avvia, vuotando questi ambienti che videro tutte le stravaganze d'un'epoca, che accolsero senza inchieste ogni portafoglio, e dove si bearono tanti che ritennero il vivervi, massima — ricompensa — alla — vita.

* * *

Sembra che gli orpelli delle decorazioni, i colori degli affreschi sieno pervasi dal pallore di una improvvisa agonia.