— Vira all'àncora.
E la catena dell'àncora stride, come se l'argano le facesse male.
Ma che cosa avviene?... Non so: non riesco a rendermene conto... Gli ufficiali che sono sulla plancia si guardano tra loro allibiti. Ma, per Bacco! che cosa avviene a prora? S'è levato da laggiù un urlo complesso e raccapricciante che costringe il nostromo ad alzar le braccia con un gesto quasi disperato per farci comprendere che l'àncora ha lasciato il fondo. Ogni rumore, ogni voce, sormonta questo urlo che non ha niente di umano. E contemporaneamente, come da un palco privilegiato per uno spettacolo di insorpassabile orrore, noi, pur essendo desti, assistiamo a qualchecosa che ricorderemo come un sogno delle nostre febbri. Signore! troppo tu ci punisci per averci creati... Laggiù è un monte di corpi improvvisamente impazziti, freneticamente stretti, avviticchiati, urlanti... e da principio non altro può distinguersi; ma nelle maree, nei risucchi della massa, compressa dai fianchi della nave, dalle palizzate e dai cannoni, si delineano come dei centri: centri di lotte forsennate combattute a morsi, a unghiate, a colpi bestiali. E poi, dove è possibile fissar la vista, particolari orrendi si precisano: una bocca incastrata in una gola, braccia che percuotono ripetutamente su teste bendate, con l'insistenza atroce dei colpi di becco del gallo che ha vinto, mani ficcate nei volti nella posizione d'afferrare un teschio, moncherini ritorti, dorsi denudati dai brandelli che li coprivano, teste scosse per i capelli, corpi orizzontali pestati come si pesta la vipera dopo il morso...
Penetrare in quella massa è impossibile: non si districano i grovigli dei vermi o delle serpi. Invano le sentinelle ficcano qua e là i calci dei fucili e interpongono a leva le baionette: è inutile che graduati s'affannino a separare i gruppi rotolati al margine, come macigni di montagna in subbuglio tellurico... L'acqua! i getti d'acqua come ai pazzi furiosi! Su! Le pompe di lavaggio in moto! Acqua sui fomiti, come negli incendi. Acqua! rovistando nei meati di membra, sugli aggrovigliamenti più densi, su bende, su sangue, su tutto e a tutta forza...
Infatti sei bianchi getti, resi miracolosi dal ghiaccio di febbraio, soffocano a poco a poco la bufera demoniaca e, come acqua santa, la spengono. Ritorna istantaneamente l'immobilità e il silenzio.
Un ufficiale vien sulla plancia trafelato.
— Ma dunque? — gli vien chiesto.
— Si era cominciata la distribuzione dei ranci, Comandante... Ma ai primi pani dati... — E un suo gesto verso la massa completa la frase.
Ho compreso. E subito viene elaborato un piano perchè la scena non si rinnovi. La distribuzione del pranzo verrà fatta fuori della massa, clandestinamente. I prigionieri verranno chiamati uno alla volta e ricevuto il loro cibo, non saranno più mescolati con gli altri. Marinai armati regoleranno il flusso: un ufficiale sorveglierà. Ogni volta si procederà così. Precauzioni come per pasti di belve... Ma il nutrire costoro è ben pericoloso, e non possiamo usare forcine di ferro, noi.
— Le due macchine avanti! — A sinistra la barra!