E il Ponente, che già soffiava forte, ora comincia a muggire tra i sartiami perchè la nave gli corre contro. L'arco di mare tra Capo Linguetta e l'isola di Saseno s'allarga, irto d'onde e di schiuma.

E intanto cinque o sei corpi esanimi son portati giù. Ve n'è anche uno piccolo: Boris. Forse sarà inutile preparare le loro razioni...

Ah! Noi siamo la generazione chiamata a scontar tutte le colpe della natura umana. La presente strage sarà punto d'arrivo della vecchia storia e di partenza della nuova: avvenimento unico come il diluvio universale, si chiamerà forse diluvio di sangue. Ma dalla sofferenza nostra dovrà nascere qualche cosa di migliore e di diverso: dal cataclisma che ci distrugge, razze sorgeranno che non somiglieranno a noi, perchè dal ribrezzo del ricordo nostro, dalla vista della terra ereditata da loro lorda di sangue e semidistrutta, noi saremo da loro maledetti.

VI.

Due radiotelegrammi: con uno ci vien segnalato un sommergibile nemico nei pressi di Capo Laki e diretto al sud verso di noi; con l'altro ci si dice che n'è stato visto un secondo poco lontano da Otranto e cioè dove noi saremo tra tre ore. Ci s'ingiunge di prendere le precauzioni del caso.

Sta bene: quello di Capo Laki non ci potrà raggiungere; resta il pescecane d'Otranto e sarebbe ben strano essere silurati dagli austriaci con questo carico austriaco. Bah! In questa guerra, tutto è giuoco di «roulette». Noi siamo il rosso e sappiamo che intorno a noi c'è molto nero sotto mille forme; mezz'ora fa, sugli scogli di Capo Linguetta, c'è sfilato accanto un cadavere di cacciatorpediniere, sventrato, a cui venne «nero». Il suo Secondo, scampato a morte, è ora secondo comandante di bordo su questa nave. Tener ferma la posta sul «rosso» e avanti.

Avanti: ma questo mare, la cui violenza apparisce, come sempre, illogica e sproporzionata alla piccola causa inconsistente del vento, ci flagella troppo. Bisogna liberare la coperta dall'ingombro di 45 tonnellate di prigionieri che formano massa passiva al rollìo e impigriscono la nave al colpo di mare. Dove li metteremo? Chi sa! Ahimè, checchè si dica non è sempre possibile rispondere di tutto. Credere a quelle maschere che si dichiarano onnipresenti e onnipotenti in tutte le contingenze della vita, è pura follia: c'è per tutti un ritardo di Blücher. Dove li metteremo? Ma giù: che, secondo scuola, s'«arrangino». E sieno ben chiusi su di loro i boccaporti perchè l'acqua, che si frange sul ponte e subbuglia, non invada le stive.

Ecco: siamo finalmente soli e la coperta può liberamente sparire nelle montagne d'acqua che le s'accavallano sopra. Nulla alla nostra vista ci rammenta l'orribile carnaio chiuso sotto i nostri piedi e che ora per la sofferenza del mare deve certo fervere per un parrossismo di sudiciume.

È scomparso nella tempesta anche lo scellerato tanfo che ci avvelenava il respiro. Ora s'ingoia vento con piacere: gli spruzzi gelati dell'acqua sul volto ci ribattezzano per una vita pura che avevamo dimenticata.

Sommergibili? No. Oggi è giornata di «rosso». Un simile tempo non si addice alle loro gesta. Oggi se ne staranno accucciati in 25 metri di fondo a ruminar cadaveri nel ricordo, cosa che è fatta per rallegrare i loro onesti riposi...