Potremo tutt'al più saltare su qualche mina strappata dalla tempesta e portata alla deriva. S'avvicina la notte, il mare è un nero inferno che urla: chi potrebbe vederla?
* * *
Cinque ufficiali bulgari, ottenuto il permesso, sono venuti stamane sullo «spar-deck» a godersi il mare ritornato amico — e cioè nemico — e la vista della costa calabrese, che l'incrociatore divora in rapida corsa.
V'è a bordo circa un paio di centinaia dei loro soldati, e vennero insieme fatti prigionieri nei recenti scontri coi francesi, sulle ultime spanne di terra serba non ancora divorata dalla mascella austro-bulgaro-tedesca. Ricapitoliamo: bulgari, fatti prigionieri da francesi in terra serba e consegnati all'Italia; non è facile la giusta espressione geografica in questa forsennata strage di popoli.
Ieri sera, per semplice principio di organizzazione, fu ordinato che i bulgari fossero separati dagli austriaci, il che vuol dire che vennero compressi, per necessità di cose, in una stiva unica, col vantaggio di maledir insieme il mondo in una lingua sola. Agli ufficiali delle due nazioni vennero assegnati camerini da ufficiale, come il regolamento prescrive; il loro pranzo fu quello degli ufficiali di bordo e venne loro servito nelle rispettive cabine, la cui porta una sentinella sorveglia. Proibizione assoluta di uscire senza permesso e proibizione al personale di bordo di avvicinarsi a loro e usar loro la minima cortesia.
Occupato nell'osservar la costa, la vista dei cinque ufficiali m'entra di quando in quando nei limiti estremi ed indecisi del campo visivo, senza acquistar alcun rilievo. Son cinque alte stature intabarrate in color foglia secca e sormontate da berretti rotondi; una accanto all'altra, immobili.
Ma ad un tratto m'avvedo che son tutti e cinque rivolti verso il casotto di rotta e che uno di loro s'avanza in direzione della scaletta della plancia in atto di chiamata.
— Che c'è?
— Peut-on oser vous déranger, monsieur le commandant?
— Osez.