— On vous demande la permission de vous parler.

— Accordée. Je descends.

Il messo corre a mettersi in fila coi colleghi: e tutti e cinque s'irrigidiscono d'una assoluta rigidità; poi con uno scatto perfettamente simultaneo alzano la mano al berretto e s'inchinano, rimanendo curvi in angolo di dorso uguale. Bene, Berlino!

Su le schiene. — Che c'è? — chiede di nuovo l'interpellato.

— Est-ce que monsieur le commandant parle l'allemand? — domanda un biondo messere che ha le mascelle quadre e porta gli occhiali a spranghetta.

Ecco una domanda pregna d'inopportunità tedesca.

— S'il vous plaît, nous ne parlerons allemand du tout...

— Ah! oui, commandant — mormora l'uomo confondendosi. — Je comprends.

— C'est heureux...

E spiega in un francese comprensibilissimo che egli ha fatto tutti i suoi studi in Germania e che perciò la lingua estera che gli permette d'esprimersi meglio è la tedesca.