Benchè io appartenga alla marina da guerra, sono di razza diversa e bassissima. Me lo dicono otto bocche mute, contorte da un ghigno di commiserazione.

L'abbagliante luce di un fulmine, seguìta da un fragore infernale, mi fissa per un istante gli otto vecchi in questa loro espressione, prima che una semi-oscurità li affondi di nuovo nelle loro spalliere verdi.

— Non l'interrompa più — mi consiglia l'amico. — Le tradurrò alla meglio le frasi difficili. Le riempia, le aggiusti lei....

* * *

Quando innumerevoli stuoli di nuvole scure sembrano improvvisamente divenir pesanti e scendono e s'accatastano e s'addensano, premendo sull'orizzonte come alpi di piombo, già fredde e compatte in basso, ma ancora tormentate sulle vette da mal spenta fusione, l'Adriatico spiana ogni sua onda e s'illividisce tutto per un immenso brivido che gli porta via ogni colore.

Le vele gialle e rosse delle paranze sciamate tutt'intorno al cerchio eterno che stringe l'esistenza dei marinai, prima risaltano di più e poi divorate da una tinta di inchiostro, spariscono a poco a poco. E se allora una nuvola unica sconvolta da un vento altissimo si distacca dal fondo e si mette a correre essa sola, tutta orlata di grigio nel profilo mutevole, e accenna membra di chimere, code paleontologiche e tentacoli mostruosi, le barche immobili sembrano gravitare di più nel mare immobile, acqua, legname ed uomini, materia e spirito stringendosi assieme per lo stesso spavento.

Nell'aria morta, solcata da fulmini lontanissimi, lenti volano i gabbiani esagerando il bianco delle loro ali sullo sfondo nero; ma non gridano più; non possono gridar più; s'è prodotto un fatto soprannaturale; essi hanno improvvisamente cambiato natura.

Come tutto il creato, d'altronde. Ciò che apparisce come cortina di montagne nere, non è più formato da nuvole ma da una ressa di miliardi d'anime accorse da ogni mondo e compresse l'una sull'altra in tal maniera che forarne lo strato è impossibile; perchè il mare deve rimanere inesorabilmente chiuso attorno alle paranze. Esso è divenuto ad un tratto, rotonda, sterminata platea di giustizia.

E quella nuvola solitaria che spazia da sovrana su tutte le altre e che ha raccolto ogni tentacolo per aprirsi in alto come coppa diabolica ed allungare verso il mare una sola, acuta, serpeggiante propagine, non è tromba marina, non è meteora; essa è fatta di morti...; — quelli a cui noi marinai facemmo torto in vita — dice Isè — è spada; spada di Dio; ed il suo nome è Scïò.

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