L'uomo si ferma ansante sulla parola come per accentuarne la solennità. Mi guarda a lungo. Chiede da bere e vuota d'un sorso uno dei bicchieri di vino che il domestico ha preparati su un tavolo. Qualcuno lo imita timidamente: poi tutti vogliono bere e la loro ressa fa pena... Eccoli di nuovo ai loro posti, più soddisfatti, più aperti alle confidenze, come dimostrano i sorrisi sdentati, gli occhietti ravvivati e il coro delle raucedini.
Ah, dunque tutto ciò mi interessa molto? Stranezze di giovane: da giovane che scrive...
— Avanti! — incita il mio amico in tono impaziente.
················
Ma in questa turba di morti si mescolano anche gli spiriti dei nemici vivi e di tutti coloro che vogliono nuocere ai marinai; è il demonio che ve l'incastra.
— Diamine!
— Che? Si può domandarlo a Silvie, «lu patrò della paranza de lu Sindache». Costui era riuscito con raggiri a soppiantare nel comando della paranza un marinaio carico di famiglia e che quasi ne morì di dolore. In mare, venne lo Scïò. Lo spaventoso dito nero che fa sprizzare e ribollire l'acqua non appena la tocchi, si mise a girare intorno alla paranza stringendo gradatamente le sue spire e circondandola come con un muro di zampilli bianchi altissimi. Improvvisamente si volse verso la poppa, dove Silvie, al timone, tremava. La barra fu spezzata e gli agugliotti di ferro si torsero: preso da un turbine di spuma, l'uomo fu gettato sul ponte; e cadendo col viso in alto, vide trasvolare vicino a sè il volto ghignante del nemico, mentre si sentiva strappare presto presto a manate feroci tutti i capelli. E allora svenne... e fu calvo per sempre. Sci capite, patrò? (Hai capito, signore?).
················
Sì, nello Scïò sono anche i vivi, non v'è dubbio. Infatti...
— ... Infatti — interrompe bruscamente un tale che ha un cranio d'avvoltoio e si dimena sulla poltrona per improvvisa ilarità — io gliela feci bella a Nazarè lu sborgnò (l'ubriacone) quando per avergli dato dei pugni all'uscita dalla messa a causa di una certa Cuncè (Concetta), mi apparve davanti nello Scïò a dieci miglia da terra, tra Grottammare e Pedaso. Ah! — prosegue soffocato da un riso che gli scopre le gengive violacee — questo gli feci!... Ed il suo braccio s'agita in aria per un gesto infame. — Questo! E come sparì subito! Subito sparì!... Ah! Ah!