Basta, per carità. Congediamo Goethe e chiediamogli scusa se la nostra latinità, che si rivolta all'etica e all'estetica tedesca distillate in Bulgaria, sta per mettersi a ridere.

Ecco: le cinque schiene si curvano: uno! — si raddrizzano in linea: due! — mano alla visiera: tre! — dietro front: quattro! — march: cinque!

È fatto: non ancora; c'è un altro che aspettava di parlare a sua volta: il dottore di bordo.

Quest'uomo vive nella melma umana da ieri: ha passato la notte a tagliare, a fasciare, a confortare, disinfettare, lavare, chiuso nel sepolcro avvelenato e squassato dal mare.

Annuncia che abbiamo cinque moribondi: tre per esaurimento e due per...

— Per?

Dalla plancia odono: e lo dice a bassa voce.

VII.

La nave della sciagura è ferma sulla boa ed è avvolta da una nuvola di gabbiani che han trovato buon pasto intorno a lei.

Siamo a Messina: una città di cui tutti al mondo conoscono la storia di dolore relativamente recente, non è vero? E poi le case sgranate, le macerie deserte, quelle colline rimaste nude come non fossero mai state abitate, le linee delle baracche, dovrebbero parlar chiaro nel loro linguaggio di distruzione. Ebbene: tutti questi europei che salgono in coperta ad uno ad uno e che indubbiamente rappresentano varie caste e varie colture, dalle buone alle infime, si stropicciano gli occhi, guardano la terra intorno, e ripetono invariabilmente la stessa parola: Napoli.