La lancetta è ancora fissa su cinque metri: ecco che sussulta e si muove... che sale...
— Chiudi! — dice il comandante, il cui occhio è divenuto attentissimo. — Bisogna dar poco peso per non arrivare a toccare il fondo con troppa velocità — mormora a me che gli son vicino.
— Sei... sette... otto... nove... dieci...
Sento la voce di un graduato precisare in metri i gradini della nostra discesa. Le sillabe si distaccano nette in un silenzio che par quasi condensarsi in materia, tant'è opprimente e assoluto. Si ha solo il sentimento che qualche cosa dell'immenso mare stringa, stringa, stringa come in una mano enorme, il corpo del sommergibile e che qualche cosa che prema di più s'addensi nella chiusa aria intorno a noi.
— ... Quindici... sedici... dieciassette... dieciotto...
Come si sente lontana la terra, e tutte le sue cose!
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C'era una volta una raccolta d'uomini che viveva lassù e che s'occupava d'odio, d'amore e di morte, e alla quale forse appartenemmo anche noi. Ma per sconosciuta ragione essa sparì e restammo noi soli...
— Venti... ventuno... ventidue...
... che fuggimmo racchiusi in questa scatola di ferro nella quale, ultimi della razza feroce, forse morremo. Sparì lasciando fiamme e rovine sul povero pianeta dove essa aveva per millenni vissuto: sicchè nulla portammo con noi quaggiù che ad essa appartenne:...