E qui un marinaio, dal volto di asceta novizio, prepara il nostro pranzo. Attraverso la stretta porta, tra aggrovigliamenti di metalli che sembrano viscere dilaniate e pendenti, egli passa e ripassa svelto, agile e silenzioso. Si chiama Vismara e sulla terra nacque a Milano. Il suo nome risuona spesso tra le cappelle di prora, di una delle quali dev'essere l'anima: infatti è lui che presiede ai servizi di mensa.

I trentasei metri d'acqua che sovrastano a questo Vismara non premono affatto sul suo cervello di sano animale giovane e non ottenebrano la sua chiara visione di posate e stoviglie che egli maneggia con elegante disinvoltura. E siccome tutto richiama Verne quaggiù, non so perchè mi sembra d'averlo già visto nelle vignette che raffigurano i pranzi del Capitano Nemo, ma con l'aggiunta di due fedine e di un paio di grossi stivali, che egli non ha.

— È fidanzato — mi dice il comandante, che si avvede che io esamino il suo uomo.

Fidanzato! Ecco una parola che m'apparisce spropositata davvero sul fondo dell'alto Adriatico.

— Lei si sorprende? Lo sono anch'io, e lo è pure il mio Secondo... È una malattia di questo sommergibile — prosegue ridendo: ma è un attimo di sorriso, repentinamente troncato da una contrazione cupa del volto. Il suo Secondo, il giovanissimo sottotenente di vascello, non ha sorriso affatto, e s'è passata una mano sulla fronte.

Dovrei rallegrarmi con loro? Eh, non mi pare. I legami spirituali di questi fidanzamenti mi sembra percorrano una ben incerto cammino, da qui alle varie città d'Italia... Meglio tacere...

— Del resto — prosegue il comandante a bassa voce per non essere troppo udito — qui a bordo in questioni matrimoniali abbiamo alcuni casi interessanti, se non molto allegri. C'è un certo Ricci, capo-silurista, che ha sposato una settimana fa in tre giorni di licenza, compreso il viaggio, tra una crociera e l'altra... e cioè tra un'immersione e l'altra... Da fidanzato, pochi giorni or sono, poco mancò non colasse a picco quando quel tale cacciatorpediniere austriaco di cui le ho parlato ci corse addosso per investirci. Questa che facciamo ora, è la sua prima crociera da marito... e speriamo bene.

Ce n'è un altro, poi, Pagano, un silurista, richiamato in servizio per la guerra, che è vedovo da pochi giorni ed ha tre bimbi rimasti quasi soli a Sorrento. Avrei potuto sbarcarlo, ma egli mi pregò di non farlo, perchè qui sul sommergibile ha una più alta paga... e può mandar qualche cosa di più ai suoi piccini.

Un altro corto silenzio.

— Bah! Noi giuochiamo a carte — dice il comandante come chiusa di un suo ragionamento interno e con la sua voce pacata e velata da uomo sommergibile. — E se oggi venisse a qualcuno la bizzarra idea di modernizzare il conosciuto simbolo della fortuna, dovrebbe prendere quella tale donnina bendata e farla arrampicare sull'estremità di un periscopio, glielo assicuro io!