Ah! Ecco Vismara che ci porta con sussiego qualche cosa che fuma — dopo aver appeso un tovagliolo al volantino d'una valvola che si protende vicino alla cortina rossa.
È del riso elettrico e della carne in scatola, riscaldata elettricamente: cinque o sei ampères di cucina.
Niente vino: nessuno ne beve nei sommergibili; e so già che non avremo sigarette, perchè è proibito fumare.
— Il pranzo è servito — ci dice Vismara senz'alcuna ironia.
La quale sarebbe inutile. Con trentasei metri d'acqua sul capo ogni lista è buona; siamo, d'altronde, ancora ben lontani dai manicaretti d'alghe e dalle altre leccornie marine di cui era ricca nei libri di Verne la mensa del Capitano Nemo... E poi, qua nessuno ne desidera...
* * *
— Permesso?
— Avanti. Che c'è?
Scorre la cortina rossa sulla sua guida metallica e una grossa testa scura, un po' calva, apparisce.
— Oh! Capo! — esclama il comandante con una certa apprensione nella voce, sapendo bene che ogni annuncio può essere grave sui sommergibili. — Tutto bene?