— Tutto bene, comandante...

È il Capo Torpediniere Elettricista, una delle personalità più importanti di bordo e che ha mansioni assai gravi.

La vita subacquea ha già devastato il suo viso, delineandogli il teschio sotto la pelle afflosciata. I suoi occhi nerissimi, rintanati nell'orbita, hanno il floscio scintillìo degli occhi di alcuni vecchi felini resi mansueti dalla grande età. Ma il suo profilo è purissimo e in certe posizioni, nel bagliore della luce elettrica, acquista spesso ombre e rilievi da medaglia.

— Tutto bene... — ripete, soffermandosi con un sorriso d'imbarazzo.

— Allora?

— C'è che l'equipaggio m'incarica di augurare a Lei, al Secondo, e al signor comandante ospite nostro, il «Buon Natale».

Diamo un balzo tutti e tre, come fossimo stati richiamati ad un tratto da una voce soprannaturale, fuori dall'abisso in cui siamo sepolti.

Poi ci guardiamo l'un coll'altro stupiti, mentre la buona testa di medaglia ride.

Già: proprio vero. Domani è il Natale degli uomini. E chi ha più nozione di giorni e di feste quaggiù? Se si provi a domandare a un uomo dei sommergibili in crociera, che giorno è della settimana, lo si vedrà smarrirsi e mettersi a contare sulle dita; poi dirà: Ecco, quando lasciammo la base era, poniamo, martedì; dunque oggi dev'essere... il suo ricordo è netto soltanto sul giorno della partenza, sul distacco dalla vita di lassù: dopo viene una serie tumultuaria di poco sole e molta luce elettrica che non ha più alcun legame col giorno e con la notte e che sconvolge il pensiero del loro succedersi.

E dunque, domani è Natale, o pare sia Natale: per eccezione, qualcuno delle cappelle ardenti deve averlo ricordato.