Ma il messo dell'equipaggio non ha finito.
— «Ci» auguriamo — prosegue — di poter dare il «Buon Natale» a qualche nave austriaca col siluro...
— Eh! — risponde il comandante inchinandosi a metà come per l'offerta d'un prezioso dono.
Non ha finito ancora...
— E preghiamo lei, comandante — dice rivolgendosi a me — di prendere delle note su questa notte e di farle pubblicare, dandone una copia a tutti noi per ricordo della sua visita, e del primo Natale passato sott'acqua...
Diamine, buona testa da medaglia, perchè no? Se ne avrò tempo... Perchè io pure lavoro come te, ma lassù, su navi, sulle vecchie navi che galleggiano, sacerdotesse dell'antica lealtà del cannone e della luce del sole, e che devono tremar di te, sommergibile, odioso ragazzo, moderno pescecane di guerra. — Ma io temo, o cari sepolti vivi, che la mia semplicissima arte, da più che due anni dormente, sia ben al disotto di quanto meriti la vostra carne — che il mostro sommergibile giornalmente affloscia e divora nel santo nome d'Italia — e la saldezza del vostro cuore, che sfida l'uomo e i più profondi misteri del creato senza mai vacillare... Posso darvi parole, nient'altro che parole. E se per esse s'irradî lo sguardo d'Italia dalle rosse trincee del Trentino e del Carso ai verdi abissi dell'Adriatico, e si prolunghi al suo occhio divino l'immensa fila di cadaveri di coloro che morsero la roccia e la neve, con quelli di coloro la cui bocca rimase per sempre spalancata dall'asfissiante morso dell'acqua e vagarono fino alla dissoluzione ultima secondo il capriccio dell'onda... ebbene, amen! scriverò.
— Dunque? — interroga il Capo Torpediniere. — Dunque? — domandano i due ufficiali, unendosi a lui...
— Sì.
È detto. E mentre il Comandante ringrazia il messo e lo incarica di contracambiare gli auguri all'equipaggio, io e il Secondo pensiamo che tornando in porto sarà anche miglior ringraziamento qualche bottiglia, progetto a cui si unisce con gioia il comandante, non appena la buona testa di medaglia sparisce e la cortina rossa ricade.