Le dieci. È pronta per me la metà del divano che appartiene al S. T. di vascello, il quale è ora di guardia in camera di manovra. Nell'altra metà il comandante già dorme tutto vestito — se può chiamarsi dormire il suo rivoltolarsi continuo.

Prima di tirar la cortina rossa, guardo ancora una volta come sia fatto il sonno del sommergibile. Verso prora e verso poppa, attraverso le prospettive delle porte, sorgono in fila le teste degli uomini di guardia, una per compartimento: ed è una ben singolare serie di volti fortemente illuminati e tutti rivolti per abitudine verso il centro, verso la camera di manovra, da dove parte il comando, così come in alcune tabelle musive egizie due file contrapposte d'uomini tutti uguali fissano al centro l'ara del sacrificio.

Egizie? C'è qualche altra cosa qui che mi richiama alla memoria l'Egitto e che stento a precisare. Ah! ecco: questo profondissimo silenzio...: e socchiudendo gli occhi rivedo la cella mortuaria di Cheope perduta in una montagna piramidale di macigni, dove per la pace del gran Re ogni suono è in eterno escluso. No: occorrono veramente masse enormi di materia per racchiudere un simile silenzio che non rassomiglia a nessun altro.

E così dev'essere. Qui gli uomini non devono parlare, non devono far nulla che impedisca la percezione dei benchè minimi rumori venuti dal mare e raccolti con prodigiosa sonorità dallo scafo.

Questa è la guardia del sommergibile.

Allora tutto sembra morto qui dentro: e tutta la vita è nell'udito.

E adesso, giù adagio la cortina; bisogna far adagio anche nel distendersi sulla metà del divano. Proviamo un po' a fare come gli altri...

VI.

Oh, sì! Dormire! Qualche anno fa, disteso su una «cama Venezuelana», solo, in una capanna fatta di tronchi d'albero e perduta nel cuore della foresta vergine popolata di serpenti, ebbi una stranissima notte che ritenni unica nella mia vita. L'immenso mare verde tumultuava intorno a me e dall'impenetrabile distesa di rami e di foglie giungeva a me l'urlo assillante della fauna in caccia d'amore e di cibo, alla quale l'alba impose finalmente silenzio.

Fu quella la notte del parossismo vitale della Natura dei tropici, nel massimo fervore della Terra. Questa notte, quaggiù, tutto che ricordi la Natura è sparito: sono nella morte del Pianeta. Intorno al ferro che ci chiude e che potrebbe esser bara, niente ha un'anima, nessuno ha una voce: è l'assoluto isolamento, l'esclusione definitiva dal mondo!