Il fondo non ci avvinghia più: siamo di nuovo un corpo vivo del mare.
— Timone a sinistra: avanti in parallelo: trecento ampères. Sinistra indietro... — dice il comandante che ha ripreso a mordicchiarsi le labbra e stringe con forza che par spasmodica, il volante del periscopio.
— Siamo pronti a prora col siluro? — domanda, e la calma delle parole rivela un'ansia mal dominata, quasi angosciosa.
— Pronti! — conferma una voce lontana e solenne.
Ed ora, tutto qua dentro si muove: girano ruote, stridono ingranaggi, sussultano lancette nei bianchi fiori dei piccoli manometri: da tubi, da valvole si sprigionano sibili d'aria, e nelle articolazioni lucide delle motrici si alternano riflessi brillanti a brevi eclissi. Noi assistiamo alla vita interna di un mostro, nascosti tra le sue viscere, e le funzioni del suo cuore, dei suoi nervi, delle sue vene ci appariscono evidenti.
— Mantieniti su 33 — dice il Comandante all'uomo che maneggia il timore di profondità — e ti raccomando di evitare inclinazioni...
Già: perchè basterebbe abbassare la prora per tornare a immergersi nel fondo; la poppa, per contorcere le eliche.
Ma che cos'è? Ecco che sulla sinfonia dei rumori interni, un gruppo di suoni esterni e di diversa tonalità si sovrappone. Ecco spurghi d'acqua che non ci appartengono, colpi affrettati che sembrano venir a picchiar sul nostro scafo. — Ah! è l'«altro» che ci ha uditi e s'è svegliato in sussulto: l'altro nel cui ventre devono avvenire scene spaurite per il prodigioso caso — forse l'unico della guerra — avvenuto.
Ecco: muove anch'esso le eliche.
Ah! Par di udire da qui gl'incitamenti, le raccomandazioni ultime e le rozze voci di comando dell'altra lingua: par di vedere l'«altro» comandante tender l'orecchio come il nostro, stringer il volante del periscopio con la stessa stretta convulsa del nostro, teso con tutta l'anima nel supremo intento di distruggerci. Par di...