Silenzio: tutti i volti si fissano in un rigido spasmo che imita la calma. Viene la morte... tutti hanno udito la cupa scossa dell'altro che ci ha lanciato un siluro addosso... Sei, sette secondi d'attesa convulsa col respiro trattenuto, mentre qualche cosa che ci corre incontro — la Morte — sibila nell'acqua elevando sinistramente la sua voce d'acqua... È qui! Non una palpebra che batta. Viva l'Italia anche negli abissi, dove si muore in pezzi...

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«Erano» due, non uno: e li abbiamo sentiti passare velocissimi poco al di sopra del nostro dorso... Forse bianche braccia di giovani donne e di bambini si son protese disperatamente nel mare per rendere vana la loro corsa...: forse il pargolo di Nazaret, dal fondo della sua culla adornata di mille ceri, deve aver detto NO... questa notte, NO...

— Fuori! — grida il comandante.

Si ode come il gigantesco sbuffo di un mostro che stia per soffocare, e segue un cupo sussulto. — La «nostra» morte va. I nostri secondi di ghiaccio si ripetono ora nell'altro... Ah! potessimo non fargli più riprender respiro!... È strano! Questi brevi secondi di attesa sono più carichi di angoscia dei primi... molto di più... infinitamente di più... spasmodicamente di più....

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e finiscono con una mossa disperata di tutti... Nulla!... Le eliche dell'altro continuano il loro ritmo beffardo, come quello delle nostre per lui. E da vicinissimo com'era, par si allontani verso Sud.

Ma che cosa sono questi colpi secchi che il nostro scafo raccoglie? Sono serie regolari che il radiotelegrafista immediatamente comprende e che riempiono di stupore i suoi occhi.

— Ci chiamano, comandante, col sistema Morse...

— E rispondete! — dice il comandante stupito a sua volta.