— No — disse ad un tratto il torpediniere palombaro rispegnendo la sua espressione nel primitivo concentramento. — Troppo cupo! Troppo lungo... Mina o siluro...
— E come mai, mina o siluro? — gli domandarono i due cannonieri come rinunciassero malvolentieri ad una ipotesi che si riferiva a un loro antico dominio.
— Non so: ma le conosco queste esplosioni, io: mina o siluro, vi dico... del resto...
Ma alle strida dei corvi s'aggiungevano ormai voci umane altrettanto rauche e repentine. Da uno degli androni bastionati che attraverso un'arcata davano accesso alla fortezza, ritornava dalle esercitazioni di piazza d'armi un folto drappello di soldati a righe rotte, gesticolanti e vocianti. Certo qualche cosa era avvenuto laggiù, verso il mare: qualche cosa a cui essi avevano potuto da lontano assistere e che ora cercavano descrivere l'uno all'altro.
Selvaggi di razza, essi ripetevano i gesti ingenui dei primitivi della terra e cercavano, come loro, tradurre con grida monosillabiche i punti culminanti delle loro impressioni. E si vedevano braccia sollevarsi in alto a figurare altezze, o rigirarsi a descrivere ricadute d'acqua e vortici: gomiti spinti con uno scatto all'infuori, forse dinotavano squarci; e nel vocìo confuso della loro massa in fermento s'interponevano le imitazioni della detonazione, protratte in muggito o sincopate da quella mossa sporgente della bocca che serve all'uomo come complemento di descrizione terrifica.
Sorti in piedi, i quattro prigionieri videro questa folla agitata dilagare nel cortile e suddividersi in rivoli grigi verso le varie scale che conducevano alle camerate superiori, mentre tra le chiuse mura si diffondeva l'acre odore della perspirazione umana misto a quello più lieve dei prati riarsi dal sole.
E un gruppo passò vicino a loro, alla cui testa era un sergente, uno di quei tipi che alla nostra natura latina più specialmente ripugnano, perchè nelle mascelle squadrate, nel piccolo occhio grigio, nel pelame biondastro, nel cranio appiattito e nella rozza ossatura sembrano portar scolpita l'idiota ruvidezza e la tracotanza bestiale di una razza a noi eternamente ostile.
Sghignazzava l'uomo, rivolgendosi ai suoi che lo seguivano e che assentivano col sorriso untuoso del subordinato, uguale in tutte le gerarchie.
— Ach! Ach! — esclamò costui, soffermandosi avanti a loro — Ein Italianisches Unterseeboot... Buuum! Buuum!...
La frase non venne compresa interamente. Ma la parola che conteneva le sillabe care del nome della loro patria si fece largo nel loro stupore, divenuto immediatamente angoscia per le risa della soldatesca accalcatasi intorno.