Hilda. (fra il serio e il canzonatorio) O che; ha dimenticato di nuovo che son passati dieci anni?
Solness. Oh! sciocchezze! dica piuttosto che in casa sua tutto non andava liscio, eh!
Hilda. (molto seria) È qui, nel mio interno, quel che mi ha cacciato. Mi son sentita chiamare, spinta fin qui. Era così seducente, del resto!
Solness. (vivamente) Ecco! Ecco! Hilda! In lei c’è una misteriosa forza, precisamente come in me. Ed è questa forza misteriosa, che fa agire le potenze di fuori. E bisogna cedere, si voglia o no.
Hilda. Mi par quasi che abbia ragione.
Solness. (passeggiando su e giù per la stanza) Oh! C’è al mondo un numero così infinito di demoni che non si vedono, Hilda!
Solness. (fermandosi) Sì, demoni, buoni e cattivi, dai capelli biondi e neri. Se si sapesse sempre da quali demoni si dipende! (cammina in su e in giù) Ah! allora sarebbe facile aggiustare la cosa.
Hilda. (seguendolo cogli occhi) Oppure se si avesse una coscienza forte e sana, se si avesse quel che si vuole!
Solness. (Fermandosi davanti alla tavola) Io credo che la maggior parte degli uomini, sotto questo rapporto, sono deboli come me.
Hilda. Può darsi!