Sig. Solness. Non sempre, pur troppo; so benissimo che sarebbe mio dovere. Ma malgrado ciò non posso.
Hilda. Ed è naturale.
Sig. Solness. Quante volte mi son domandata se non era una giusta punizione...
Hilda. Perchè?
Sig. Solness. Per non esser stata abbastanza forte a sopportare la disgrazia.
Hilda. Ma non vedo come..
Sig. Solness. Ah! no, signorina Wangel, non parliamo più dei miei due piccini. Non dobbiamo pensare che alla loro felicità; essi stanno tanto, tanto bene, come non si può desiderare di più. No, son le piccole perdite nella vita, che fanno male al cuore, la perdita di tutte quelle piccole cose, che per chiunque altro sono inezie, mentre che per noi...
Hilda. (appoggiando le braccia sulle ginocchia e guardandola affettuosamente) Cara signora Solness, mi racconti...
Sig. Solness. Le ripeto, sciocchezze. Buon Dio, tutti i vecchi ritratti sospesi alle pareti, i vecchi abiti di seta che Dio sa, da quanto tempo appartenevano alla nostra famiglia. E tutti i merletti lavorati dalla mamma e dalla nonna... tutto quello si è abbruciato! Anche i gioielli... tutte cose antiche... memorie... (mestamente) E poi tutte le bambole!
Hilda. Le bambole?