Wan. Dà pure al mio amore il nome che vuoi.
Ellida. Io, dal mio canto, mi trovavo abbandonata, sola. Quando venisti, accettai senz’altro, di dividere la vita con te.
Wan. Io ti chiesi francamente se eri disposta a dividere con me e le mie figlie la modesta esistenza.
Ellida. È vero: non avrei dovuto accettare: non avrei dovuto vendermi! Dovevo piuttosto lavorare come una miserabile e conservare la mia volontà e la mia libertà.
Wan. (alzandosi) Dunque, in questi cinque o sei anni durante i quali abbiamo vissuto insieme, non sei stata molto felice?
Ellida. No, Wangel non ci pensare. Io sono stata fatta segno, in casa tua, a tutte le cure più amorose; ma in questa casa io non ci sono entrata completamente di mia volontà... ed ecco da dove hanno origine i miei mali.
Wan. (guardandola) Non sei venuta completamente di tua volontà?
Ellida. No, non fu volontariamente che ti ho seguito.
Wan. Volontariamente... mi ricordo che questa parola la disse anche ieri lo straniero.
Ellida. Questa parola riassume tutto, spiega tutto. Ora io comprendo molte cose...