Ellida. No; io non ho desiderato nè chiesto nulla: lasciai che le cose procedessero nell’ordine in cui le avevo trovate il giorno del mio arrivo. Sei stato tu, tu solo a volerlo.
Wan. Credevo di farlo per il tuo bene.
Ellida. Lo so, Wangel, ma intanto questa casa non ha per me nè attrattive, nè legami: nulla mi chiama verso quanto avrebbe dovuto costituire la felicità comune; la nostra vita intima e sacra.
Wan. Comprendo anch’io tutto ciò. Ed ecco perchè domani ti renderò la libertà e per l’avvenire farai ciò che ti aggrada. Da sola guiderai la tua vita.... sì, la tua vera vita....
Ellida. E chiami questa la mia vita, la mia vera vita?... No, no; sbagliai il giorno in cui mi sono unita a te! (si torce le mani) E intanto, tra poco, sarà qui, colui al quale avrei dovuto rimanere fedele, come egli rimase a me. Egli sta per venire, fra mezz’ora sarà qui per offrirmi per l’ultima volta, di ricominciare la mia vita, la mia vera vita. Quella vita che mi spaventa e mi attrae allo stesso tempo ed alla quale non posso, non voglio rinunciare.
Wan. Appunto per questo, occorre che tuo marito, il quale è anche il tuo medico, sopprima la tua volontà ed agisca per te.
Ellida. Sì, Wangel, capisco che tu hai ragione, e ci sono dei momenti in cui mi sembra che dovrei trovare la pace e la salute avvicinandomi a te, che potrei provarmi a sfidare tutte codeste spaventevoli ed attraenti potenze.... ma non lo posso.... mi è impossibile!
Wan. Vieni, Ellida, rientriamo in casa....
Ellida. Lo vorrei ma non l’oso, mi disse di aspettarlo qui.
Wan. Vieni, vieni; c’è ancora tempo.