Ball. È triste il pensiero. Noi, che, per parecchi mesi, siamo stati i figli spensierati dell’estate, ora dobbiamo nuovamente avvezzarci al cupo inverno... Ci riesce duro... almeno in principio perchè poi si finisce con l’adattarsi a tutto.... con l’accla.... accli.... acclimatarsi: non è vero, signora? (saluta ed esce a sinistra).

SCENA III. Wangel ed Ellida.

Ellida. (guardando il fiordo) Oh! quanto si soffre nell’attesa, come fa male quest’impazienza del minuto decisivo!

Wan. Sei decisa a parlargli?

Ellida. È necessario: debbo fare liberamente la mia scelta.

Wan. Tu non hai da far scelta, Ellida: io non te lo permetto.

Ellida. Tu non puoi impedirmi di scegliere, nè tu, nè alcun altro. Puoi proibirmi di parlare con lui, di seguirlo, puoi tenermi qui a forza, ma non puoi proibirmi di decidere nell’animo mio, se questo è il mio dovere.

Wan. Hai ragione: non posso impedirtelo.

Ellida. Ed io non ho alcun mezzo per resistere! Nulla mi attrae qui, nulla mi trattiene: non ho posto radici in casa tua. Le tue figlie non mi amano, sono estranea al loro cuore, quelle giovani non le ho mai possedute. Se io parto, con lui, questa notte, o domani, per Skjoldvik, non ho neppure una chiave da consegnare loro, neppure un’ordine da dare: nulla mi lega alla tua casa dove non ebbi mai alcuna autorità.

Wan. Sei tu che hai voluto....