Hilda. Comincia a perdere i capelli.
Viol. Ma no, ti sbagli.
Hilda. Non mi sbaglio niente affatto; e poi sul viso, ha già delle rughe. Mio Dio, Violetta, come hai potuto essere tanto innamorata di lui quand’era tuo precettore?
Viol. (sorridendo) Davvero non lo so. Mi ricordo che piangevo dirottamente quando mi diceva che non gli piaceva il mio nome.
Hilda. Eri pur curiosa! (guardando a destra) Guarda la donna del mare che parla con lui e con babbo. Non mi meraviglierei se quei due là se l’intendessero.
Viol. È vergognoso quanto dici! Perchè ti permetti di parlare così sul suo conto, ora che i nostri rapporti sono ottimi?
Hilda. Ottimi! Sei ancora ingenua, piccina mia. No, i nostri rapporti con lei non saranno mai buoni, perchè noi non possiamo soffrire lei, e lei non può soffrire noi. Io non so perchè babbo l’ha portata in casa; non è improbabile che quella un giorno o l’altro diventi pazza.
Viol. Pazza! Perchè?
Hilda. Anche sua madre era pazza, o almeno, è morta pazza.
Viol. Dio mio, che cosa mi dici! Ma se anche ciò che affermi è vero, non parlarne. Procura di essere gentile, fallo per babbo: hai capito Hilda?