Ellida. Come lo vidi l’ultima volta, dieci anni or sono a Brathammeren. Vedo sopratutto distintamente la spilla della sua cravatta con una grossa perla celeste. Quella perla ricorda l’occhio di un pesce morto e pare che mi fissi sempre!

Wan. Mia cara Ellida, tu sei ammalata più di quello che io non credevo; più di quello che tu stessa non t’immagini.

Ellida. Lo so. Aiutami, Wangel, se lo puoi, perchè sento che questo male mi uccide.

Wan. Ed hai potuto passare tre anni in questo stato d’animo; hai potuto sopportare tante sofferenze senza confidarti con me?

Ellida. Non l’ho potuto prima d’oggi in cui questa confidenza è divenuta necessaria per te stesso. Se avessi dovuto dirti tutto, avrei dovuto confessarti cosa inesplicabile, indicibile....

Wan. Indicibile??...

Ellida. (allontanandolo con la mano) No, no, no; non mi chiedere nulla! Wangel, come spieghi tu gli strani occhi che aveva il nostro bambino?

Wan. Ma, Ellida, t’assicuro che la tua è una illusione.... Gli occhi del nostro bambino non avevano nulla di speciale.

Ellida. No, non è vero! Come non l’hai osservato? Gli occhi di quel fanciullo cambiavano di colore, come il mare, secondo il buono o cattivo tempo. Oh! tu non potevi porvi attenzione, perchè tu non dubitavi.

Wan. Ebbene, sia pure come dici: a che vuoi concludere?