Arn. Hem.... la comprendo, signorina....
Viol. Povero babbo, anche lui ha le sue debolezze! Lei l’avrà notato. Eppoi ha troppe poche occupazioni, e sua moglie non sa sostenerlo, aiutarlo nelle lunghe ore di ozio. E di questo forse, una parte della colpa è di babbo.
Arn. Ah! che le fa pensare ciò?
Viol. Papà vuole sempre visi sorridenti intorno a lui. Egli dice che in casa deve sempre splendere il sole, la gioia. Ecco perchè ho paura ogni qualvolta lo vedo provare qualche rimedio per guarirla.... Non ci riuscirà.
Arn. Lei lo crede?
Viol. Sì, e questo pensiero mi perseguita sempre.... (con collera) Non è ingiusta codesta forzata permanenza in casa? Io sono inutile a mio padre e, d’altra parte, ho verso me stessa dei doveri che non posso compiere.
Arn. Cara Violetta, su questo noi dobbiamo parlare seriamente.
Viol. Non gioverà gran che: bisogna dire che io sono destinata a passare qui la mia vita, presso questo stagno.
Arn. Ah, no!... dipende da lei....
Viol. (con vivacità) Lo crede?