Hejre. Ah, ah! e non lo indovinate? Non crederete certo ch’io parli di Monsen!... Di lui non si potrebbe dire certamente che sia un gran personaggio! È del ciambellano Bratsberg che si tratta, mio caro amico!

Stensg. Oh, oh! in affari egli è sicuramente un uomo d’onore....

Hejre. Vi pare, eh giovanotto? Sentite. (Si avvicina) Qualche anno fa io valevo tant’oro quanto peso: mio padre m’aveva lasciato una grande sostanza. Avrete inteso certamente parlare di mio padre il vecchio signor Hejre: lo chiamavano il «milionario». Era armatore, e aveva guadagnato delle somme enormi all’epoca del libero commercio. Nella sua casa c’era un lusso strepitoso.... aveva persino fatto dorare le porte e le finestre!

Aslak. E le cappe dei camini, non è vero?

Hejre. Che, che! Questa è una storiella che inventarono i giornali, a quell’epoca. Ma egli spendeva il suo denaro come meglio gli piaceva; ed io ho fatto altrettanto.... Un viaggio a Londra, costosissimo.... Non avete inteso parlare del mio viaggio a Londra? Avevo portato con me un vero seguito.... ma, davvero, non ne sapevate niente?... E quanto denaro ho pure speso per l’incremento delle arti e delle scienze! E quante giovani intelligenze sono sbocciate per merito mio!

Aslak. (alzandosi). Domando scusa, signori.

Monsen. Come? volete lasciarci?

Aslak. Sì, ho bisogno di fare un po’ di moto. (Si allontana).

Hejre. Eccone uno, per esempio, di questo numero; e me ne ricompensa come gli altri. Lo sapete voi che egli ha studiato a mie spese per un anno intero?

Stensg. Ah, così? Aslaksen ha studiato tanto?