Hejre. Eh, non fu possibile! Egli si valse di certe piccole formalità che nel contratto erano state realmente omesse.... d’altra parte io mi trovavo in serii imbarazzi finanziarii, allora passeggeri, ma che, poco a poco, divennero cronici. E come si fa, Dio mio, al giorno d’oggi quando non si hanno capitali?...

Monsen. Anche questo è vero.... fino a un certo punto però; anche possedendo dei capitali, non si va molto lontani, l’ho esperimentato, ed i miei, poveretti, lo provano adesso.

Bast. Oh se potessi tenere certa gente nelle unghie!

Stensg. I vostri figli dite voi?

Monsen. Sicuro; guardate Bastiano: non ha egli ricevuto una buona educazione?

Hejre. Anzi triplice educazione, se vi piace. Prima studente; poi, di punto in bianco, pittore; infine, e più rapidamente ancora, eccolo ingegnere civile.

Bast. E me ne vanto, perdio!

Monsen. Sicuro egli è ingegnere, eppure se c’è un lavoro da eseguire pel comune, a chi viene affidato? A degli stranieri, a gente della quale non si ha garanzia alcuna.

Hejre. È vero. Accadono qui delle cose vergognose. L’anno scorso, per esempio, ci fu bisogno d’un amministratore per la cassa di risparmio: non si volle Monsen.... e fu data la preferenza a un uomo, che col denaro.... in genere.... (tosse) ha un po’ troppo confidenza! Ed è sempre così.... se nel comune c’è un qualunque lavoro o restauro da fare, non è mai Monsen il favorito delle autorità. Ah, il comune sufragium del diritto romano!.... in questo paese non è che un naufragio negli affari comunali! Beh! che porcherie! Alla vostra salute!

Monsen. Grazie; e, tanto per cambiar discorso, dite un po’ come vanno i vostri famosi processi?