Hejre. Eh! non sono male avviati: ma per ora non posso dirvene di più. E anche a proposito di ciò quante ingiustizie, quanto vessazioni ho dovuto subire. La settimana prossima io mi troverò nella dolorosa necessità di citare tutto il consiglio comunale davanti alla commissione degli arbitri.
Bast. Ma è vero ciò che si dice, che una volta vi siate citato voi stesso dinanzi a tale commissione?
Hejre. Sì, sì, è vero: ma poi non vi sono comparso.
Monsen. Ah, ah, non ci siete andato?
Hejre. Avevo un buon pretesto legale! Bisognava passare il canale; e disgraziatamente era proprio l’epoca in cui Bastiano aveva appena costrutto il ponte.... sapete, quel ponte che poco dopo.... patatrac.... precipitò nelle onde!
Bast. Ah, sì! tutta colpa di quel maledetto!...
Hejre. Calma, calma, giovanotto. Quanta gente qui tende l’arco fino a che la corda si spezza! Così è accaduto delle arcate del vostro ponte..... Eh, so ben io quel che mi dico!
Monsen. Sì, sì, bevete intanto. (A Stensgard) Lo sentite, eh, il signor Hejre? Egli ha il privilegio, vedete, di dire tutto ciò che gli pare e piace.
Hejre. Ma per buona fortuna, signor mio! La libertà di pensiero e di parola è l’unico diritto civile al quale io tenga davvero.
Stensg. Ma anche a questo diritto però la legge impone un limite, purtroppo!...