Fieldbo. Perfettamente; ed è per questo, si capisce, che la signorina Bratsberg dovrebbe esserti sacrificata.
Stensg. Sacrificata? No, no, non è la parola. Io sono stato violento come un facchino, è vero.... ma sento che essa sarebbe felice con me. Ma tu che hai, Fieldbo? M’hai tutta l’aria di congiurar qualche cosa!
Fieldbo. Io?
Stensg. Sì, tu; tu lavori sott’acqua contro di me. Perchè? Sii leale!... Vuoi?...
Fieldbo. Ah no, francamente. Non voglio essere leale con te. Tu ti curi troppo poco degli altri; e non ti periti a servirti di segreti che puoi scoprire a caso. Per quanto posso esserti amico, senti: rinuncia alla signorina Bratsberg.
Stensg. Non lo posso. Voglio uscire dalla posizione falsa in cui mi trovo. Non posso più condurre la vita che ho fatto fin qui, in mezzo a queste meschinità, a questi studentelli che mi danno del tu, e che pretendono ch’io rida delle loro sciocche spiritosità. L’amore nobile ch’io porto al popolo non può schiudersi, no, in un ambiente così meschino. Io non saprei più trovare quelle frasi altisonanti piene d’entusiasmo che scuotono le masse. Io ho bisogno d’aria pura, capisci? Io sogno la società elegante, intellettuale, dove splendono le belle dame, dai sorrisi incantatori. Io sto male qui. Mi par d’essere rinchiuso in un golfo tetro, al di là del quale io veda passare le onde azzurre, irradiate dal sole.... Ma tu, tu, sei capace di comprendere queste cose?
SCENA V. Detti e Lundestad.
Lund. (dal fondo). Buon giorno, buon giorno, amici miei!
Stensg. Signor Lundestad, sapete la novità? Sapete per chi vota Bratsberg?
Fieldbo. Taci, è disonesto da parte tua.