Hejre. E dagli con questa importanza! Non è questo, no: si mormora invece di una rovina improvvisa, di una bancarotta, non politica, signor Lundestad, no, grazie a Dio!

Stensg. D’una bancarotta?

Hejre. Eh, eh! V’interessa questo, non è vero, avvocato? sicuro; si dice precisamente in città che un pezzo grosso stia per cadere; la rovina è imminente. Hanno veduto passare di qui due o tre forestieri: ma dove andassero, perchè fossero venuti, nessuno lo sapeva. E voi, signor Lundestad, non avete inteso dir nulla?

Lund. Io so tacere, signor Hejre.

Hejre. Naturalmente: voi siete un uomo politico, un uomo di Stato, eh, eh! Io invece me ne andrò in cerca di notizie su questa faccenda. È bellissima questa! Già tutta questa gente d’affari vive d’espedienti! Mi fan l’effetto d’una collana di perle.... il paragone è troppo lusinghiero, eh, eh, che quando se ne sfila una, tru!... tutte le altre le corron dietro. (Esce).

Stensg. Che cosa c’è di vero in queste chiacchiere?

Lund. Voi mi facevate vedere una cambiale: mi è sembrato che portasse il nome del giovane Bratsberg.

Stensg. E quello del padre pure.

Lund. Mi avete chiesto se è autentica.

Stensg. Sì, guardatela dunque.