La folla. Evviva, evviva!
Stensg. Signori, simili feste infruttuose e vane devono finire: bisogna che per l’avvenire la vostra festa di maggio produca dei frutti dorati. Questa è la stagione di seminarli, la stagione dove il dolce succo inonda e benefica la terra. Ai primi di giugno saranno appunto due mesi che abito tra voi, e quante cose grandi e meschine, belle e brutte non ho io già vedute!
Bratsb. Dottore, di che parla costui?
Fieldbo. Il tipografo Aslaksen crede che alluda ai nostri affari locali.
Stensg. Ho certamente constatato delle grandi qualità in questo popolo, ma ho constatato anche come la corruzione pesi sovr’esso e lo avvilisca e lo schiacci: sì, ho veduti degli uomini ardenti e generosi; ma ne vidi anche di quelli che chiusero la loro porta....
Dora. Oh, Dio mio!
Bratsb. Ma che cosa vuol dire?
Stensg. Fratelli, una larva dell’antica schiavitù s’aggira ancora intorno a voi, e getta un’ombra sinistra, là dove la luce e la libertà dovrebbero sole regnare. Via questo fantasma!
La folla. Evviva, evviva il 17 maggio!
Dora. Padre mio, andiamocene.