Stensg. Oh, non dir cose che tu non puoi pensare: perchè vuoi far credere d’aver un cuore arido e vuoto, quando non è così!
Fieldbo. Ebbene, allora niente più malignità: ti ascolto.
Stensg. Oh caro Fieldbo! Ritorna, te ne prego, ad essermi sinceramente amico, come una volta: perchè da qualche tempo in qua hai assunto quell’aria scrutatrice ed ironica, che mi ha allontanato da te? Ma ho avuto torto.... (Lo abbraccia) Dio mio, quanto sono felice!
Fieldbo. Sei felice? Ebbene, anch’io lo sono!
Stensg. Non sarei il più miserabile degli uomini se questa gioia non mi rendesse buono e giusto? Che ho fatto io per meritare tanta felicità?
Fieldbo. Eccoti la mia mano. Questa sera sento di volerti bene!
Stensg. Dimmi la verità, amico: non ti sembra forse una felicità suprema quella di camminare innanzi, seguito dalla folla plaudente? Non ti sembra che questo trionfo, commovendo l’animo nostro, lo renda più buono, più dolce, più affettuoso verso il prossimo? Oh, questa brava gente! io vorrei abbracciarla tutta, per farmi perdonare, in certo qual modo, la preferenza che Dio ha mostrato verso di me.
Fieldbo (a mezza voce). E dire che un sol uomo può tanto! Questa sera non saprei uccidere una mosca, nè recidere un fiore dallo stelo!
Stensg. Tu?
Fieldbo. Lascia star questo: io volevo dirti solamente che ti comprendo.