Bratsb. Certo. Ma credete che non mi sia accorto anch’io che la nostra società non è più quella d’una volta e che va pigliando una cattiva piega? Ma che posso farci io? All’epoca di re Carlo Giovanni, io abitavo quasi sempre a Stoccolma; adesso sono vecchio, non è nella mia natura di fare innovazioni, di prender parte attiva agli affari. Voi invece, signor Stensgard, avete le doti necessarie per riuscire a ciò, e se lo volete, noi faremo insieme un trattato d’alleanza.

Stensg. Grazie, grazie.

SCENA VII. Detti. Ringdal e Hejre vengono dal giardino.

Ringd. Ma vi dico anch’io che è un malinteso.

Hejre. Allora non crederò più neppure alle mie proprie orecchie!

Bratsb. C’è qualche novità, Hejre?

Hejre. Oh, semplicemente questo: che Lundestad sta per passare al partito di Storli.

Bratsb. Tu scherzi!

Hejre. Ti domando scusa, mio caro, me lo ha detto egli medesimo. Il possidente Lundestad, per ragioni di salute, vuole ritirarsi a vita privata; si sa che cosa ciò significhi.

Stensg. E ve l’ha detto egli stesso?