Stensg. Ma il vostro è diventato un buon giornale.
Aslak. Grazie mille: ma un buon giornale non dà da vivere. Se un po’ di movimento, un po’ di vita si facesse una volta in questo benedetto paese, come avete promesso voi ieri, allora si comincierebbe a mettere in berlina o l’uno o l’altro dei personaggi altolocati, e il mio giornale pubblicherebbe degli articoli, che tutti leggerebbero con interesse. Ma sul più bello, voi mancate di parola.
Stensg. Ma che cosa v’eravate messo in mente? che io volessi sollevar degli scandali, per fare un piacere a voi? No, no, caro mio.
Aslak. Signor avvocato, non riducetemi alla disperazione, potrebbe finir male.
Stensg. Che cosa volete dire?
Aslak. Che sarò costretto a ricorrere ad altri mezzi, perchè il mio giornale mi renda ancora qualche cosa. Prima del vostro arrivo io lo riempivo tutto di fatti di cronaca, aggressioni, incendî, suicidî, più o meno veri, s’intende; e il pubblico s’accontentava. Ma da che siete venuto voi a mettere sottosopra ogni cosa, il pubblico esige un altro alimento.
Stensg. Ebbene, io non ho da rispondervi che questo: se voi mi disubbidite, se volete agire a modo vostro, io vado immediatamente dal tipografo Halm, per fondare un altro giornale. Persuadetevi bene, che del denaro noi ne abbiamo abbastanza.
Aslak. (pallidissimo). Non fate questo.
Stensg. Sicuro che lo farò; a me non manca la capacità di redigere un giornale, che sappia cattivarsi la maggioranza del pubblico.
Aslak. Quand’è così, io vado immediatamente a parlare col signor ciambellano.