Hejre. Silenzio!
Stensg. Era proprio un picchio. La riunione, che cominciava ad animarsi, divenne ben presto rumorosa, quando tutti ebbero trovato un personaggio al quale dirigere il loro cinguettìo: si strinsero gli uni vicini agli altri, e cip, cip, cip, si misero a cinguettare con quanto fiato aveano in gola: tosto il giovane cuculo si unì a loro, e l’allegro coro seguitò per un pezzo.
Fieldbo (piano a Stensgard). Ma in nome di Dio, smetti!
Stensg. Ma il personaggio di cui si trattava era un’aquila che aveva scelto a sua pacifica dimora una roccia solitaria. Tutti l’avevano contro di lui: «È il terrore del vicinato» diceva un brutto corvo.... Ma in quel momento l’aquila, dall’alto del suo eremo, spiccò un volo maestoso, discese nella valle, e, preso il giovane cuculo, se lo portò con sè nel suo dominio. Lievemente l’uccellino fortunato volò dalla pianura meschina a quell’altezza dov’è la pace, dov’è il sole; e di lassù imparò a disprezzare il chiocciar dei pollai, e le terre infruttuose.
Fieldbo. Conclusione, conclusione, musica!
Bratsb. Silenzio! Non interrompete!
Stensg. (a Bratsberg). Signore, la mia storia è finita; e davanti a questa eletta società, vi porgo le mie scuse per l’incidente di ieri sera.
Bratsb. (facendo un passo indietro) A me?
Stensg. E i miei ringraziamenti per la nobile maniera con cui vi siete vendicato. Signore, signori, un evviva a Sua Eccellenza il ciambellano Bratsberg!
Bratsb. (vacilla e s’appoggia alla tavola). Vi ringrazio, signor avvocato.