Edvige. (abbracciando Erminio) No, papà, dimmi che non farai quello che hai detto, l’anitra selvatica è mia.
Erm. (accarezzandola) Sì, per te non lo farò. Ma dovrei farlo; sotto al mio tetto non ha da restare chi.... chi è passato per le mani di quell’altro.
Gina. Allora fu Pietro a consegnarla al nonno.
Erm. (passeggiando) Nella vita bisogna che un uomo abbia a rispettare certi doveri se vuole essere un uomo perfetto.
Edvige. (seguendolo) Ma e che colpa ne ha la povera anitra?
Erm. (fermandosi a guardarla) Ebbene sì, per te io non la toccherò, sta tranquilla, (la bacia in fronte) Ah! è l’ora della tua passeggiata, va, Edvige, va. Se aspetti ancora, si farà notte.
Edvige. Oggi non ho voglia di uscire.
Erm. Dà retta a me! Ti fa bene; hai gli occhi rossi e io non voglio, è inutile; in questo laboratorio l’aria è viziata.
Edvige. Farò quello che vuoi. Vado a vestirmi. Dimmi papà, non farai nulla all’anitra, me lo prometti?
Erm. (abbracciandola) Te lo prometto. Non la toccherò. Povera Edvige oramai io e te soli.... (come parlando tra sè)