Gina. Edvige va in cucina e bada al caffè, voglio scendere a portargliene una tazza, voglio parlargli.
(Edvige eseguisce, Gina prende una scopa che avrà lasciato nell’altra stanza e scopa il laboratorio, dopo breve pausa apre adagio adagio la porta di entrata ed entra Erminio. Ha il paletot ed è senza cappello, scarmigliato, ha l’aspetto di uomo stanco, accasciato).
Gina. (vedendolo resta un poco attonita, poi butta la scopa in un angolo e fa due o tre passi verso lui) Ah! sei tu Erminio, sei arrivato finalmente.
Erm. (con voce franca) Venni, ma per ripartirmene subito.
Gina. Sei padrone di fare quello che vuoi.... ma come ti sei conciato!!... (Erminio sorride tristamente) Ed è l’abito nuovo che hai ridotto così?
Edvige. (viene dalla cucina) Mamma, se vuoi andare.... (vede Erminio, dà in un grido di gioia e corre a lui) Ah! Papà, papà.
Erm. (respingendola) No... stammi lontana, stammi lontana.... (non volendo Edvige andarsene si rivolge a Gina) Dille dunque che se ne vada.
Gina. (commossa) Edvige, va di là.... vuol parlare con me, si vede.... va di là Edvige.
(Edvige soffoca i singhiozzi, fissando Erminio, obbedisce ed entra a sinistra).
Erm. (commosso va alla scansia e ne apre un cassetto) Voglio prendere con me i miei libri.... (cercando) Ma dove sono?