Gina. Mi raccomando lavora, di questa tavola non ho bisogno; apparecchierò su questa di mezzo.

Erm. (seccato) Mi pare che lavoro a faccio tesoro dei minuti.

Gina. (con voce dolce) Io faccio presto, dopo sei libero. (ritorna in cucina)

Ekdal. (sulla porta del solaio, ma sempre dietro la rete) Erminio?

Erm. Che c’è?

Ekdal. (c. s.) Credo che se spingessi in là la tinozza.

Erm. È un pezzo che tu lo dicevi.

Ekdal. (brontolando si allontana dall’uscio)

Erm. (continua a lavorare ma guarda di sottocchi il solaio, poi fa per alzarsi ma vedendo Edvige torna a sedersi prestamente)

SCENA III. Erminio ed Edvige.