Sig.ª Alving (scattando). Tutto ciò è falso, Osvaldo! È impossibile, non può essere!
Osvaldo. Laggiù n’ebbi un accesso, è passato presto; ma poi fui seguito, tormentato, torturato dall’angoscia; e sono corso qui.... presso di te, più presto che mi fu possibile.
Sig.ª Alving. Per ciò adunque l’angoscia!...
Osvaldo. Sì, è un orrore indicibile, sai. Ah! se non si trattasse che d’una malattia mortale qualunque! Perchè io non ho una gran paura di morire.... eppure.... mi piacerebbe vivere il più a lungo possibile.
Sig.ª Alving. Sì, sì, Osvaldo, e così sarà!
Osvaldo. Ma in questa malattia, c’è qualche cosa di così tremendo! Ritornare quasi allo stato di bimbo; aver bisogno d’esser nutrito.... aver bisogno.... Non ci sono parole per esprimere quanto soffro.
Sig.ª Alving. Il bimbo ha la madre che lo cura.
Osvaldo (scattando). No, mai! È appunto ciò che non voglio! Non ci tengo all’idea di restare in tale stato per degli anni.... forse invecchiare, incanutire.... In questo frattempo tu potresti morire e lasciarmi solo. (si siede sulla seggiola della signora Alving) Poichè.... tale malattia non produce necessariamente una morte immediata, disse il medico. Pretende che è il cervello che si rammollisce.... una specie di rammollimento cerebrale, o qualche cosa di simile (con un sorriso amaro) Mi pare che l’espressione suoni armoniosamente. E sono spinto ognora a rappresentarmi alla mente dei drappeggi di velluto di seta, delle tinte rosse.... qualche cosa di delicato da accarezzare....
Sig.ª Alving (gridando). Osvaldo!
Osvaldo (alzandosi di scatto ed attraversando la scena). E tu m’hai tolto Regina! Perchè non è qua? Se ci fosse, sarebbe già accorsa in mio aiuto.