Engs. Ed un uomo non è tenuto a fare onore alla sua parola?
Il Past. Sì, ma....
Engs. Dopo la sua sventura, dopo il fatto di quell’inglese che forse era un americano o un russo, Giovanna venne in città. La povera ragazza mi aveva già respinto parecchie volte, perchè essa non aveva occhi per le cose belle, e io avevo la mia infermità alla gamba. Eh! Sicuro! Il signor Pastore rammenta l’accidente toccatomi: un giorno m’ero avventurato in un ballo ove i marinai si compiacevano nell’ebbrezza e nel delirio. Avendo io voluto persuadere quella gente a percorrere un’altra via....
Sig.ª Alving. (alla finestra). Hm....
Il Past. Lo so, me l’avete già raccontato: quella gente grossolana vi fece precipitare da tutta la scala. La vostra infermità vi fa onore.
Engs. Non ne vado altero per questo, signor Pastore. Volevo dunque raccontarvi come Giovanna venne a confidarsi a me; piangeva, si lamentava.... Posso dirlo, signor Pastore, simili lamenti mi straziavano l’animo.
Il Past. Dite davvero? Continuate.
Engs. Allora io le dissi: «il tuo americano è già in alto mare da lungo tempo, e tu, Giovanna, hai commesso un fallo, sei una creatura perduta. Per fortuna c’è Giacomo Engstrand solido sulle sue gambe.» Questo non era che un modo di dire, si capisce.
Il Past. Vi capisco benissimo; però continuate.
Engs. Ebbene, io la rialzai e la sposai perchè nessuno potesse supporre il suo fallo.